Se non l’avete ancora visto, vi consiglio caldamente la visione di Digital Nation su PBS Frontline. Si tratta un film che offre molti spunti di riflessione a chi è interessato alla comunicazione, ai social media e a come la rete sta cambiando la nostra vita.
Guardandolo ci si rende conto della profonda distanza che divide la generazione di noi immigrati nel mondo digitale da quella dei nostri figli che ne sono i nativi.
Il documentario mostra come ci siano molte evidenze che il multitasking a cui i social network ci hanno ormai abituati abbia molti aspetti negativi sulle nostre capacità di pensiero e di approfondimento; evidenzia anche come per la generazione dei nativi la differenza tra virtuale e reale non sia sempre chiara e come ci sia chi (per esempio l’esercito USA) si stia basando su questo per attirare ragazzi nell’esercito; ci porta a considerare gli affascinanti scenari interattivi aperti dai massive multiplayer online role playing game e ci fa considerare da vicino l’assurdità di un pilota di droni che passa la giornata come un impiegato dietro un pc a giocare ad un videogame in cui ammazza uomini veri a 4000 miglia di distanza senza questi abbiano la minima possibilità di fargli del male.
Guardatelo.
Luca De Biase riprende un interessante post dal quale emergono secondo me due dati di grande interesse: la preponderanza del contesto sul media nel conferire valore al contenuto (se io posto una clip tv su facebook questa assume più valore) e la crescente importanza del passaparola.
Ashkan Karbasfrooshan, fondatore di Mojo, ha raccolto alcuni numeri e considerazioni importanti per capire che cosa sta succedendo ai video online e alla raccolta pubblicitaria che potrebbero ottenere. I suoi risultati in sintesi (incredibile il crollo dei portali e l’aumento dei valori dei principali servizi strutturalmente beneficiati dal passaparola, nel grafico in basso):
1. frammentazione della televisione
Trent’anni fa il 90% della popolazione vedeva i principali canali televisivi generalisti. La Nbc per esempio era vista dal 30% della popolazione in prime time. Oggi solo dal 5%.
2. i portali hanno perso share
Il tempo passato online nel mondo, tre anni fa, era per il 12% dedicato a Msn e Yahoo!, che oggi non hanno più del 4% di share. Facebook e YouTube hanno conquistato insieme l’8%.
3. la frammentazione è aumento assoluto
Mentre i generalisti perdono terreno, il tempo assoluto dedicato ai media (alla televisione in particolare), è cresciuto.
4. context is king
E’ il contesto che dà significato e valore al contenuto, non il canale di distribuzione. Facebook di fatto dà più significato a un contenuto di quanto non generi il mezzo tecnico che lo distribuisce.
5. la pubblicità cresce, ma non abbastanza
L’audience e la pubblicità crescono, ma non abbastanza da generare risorse per tutti i creatori di contenuto.
6. la frammentazione si estremizza
I video, in media, sono e saranno visti circa 500 volte; il 25% delle visioni avverrà nei primi 4 giorni dall’uscita, solo 30-60 secondi saranno davvero visti, nella larga maggioranza dei casi.
7. il passaparola è decisivo
Su YouTube, il 45% dei video si vede perché lo si è cercato nella piattaforma sapendo che cosa si cercava. Il 55% dei video è visto invece per caso o per passaparola (una segnalazione su un blog, una navigazione casuale, …).
8. piattaforme vincenti
Hulu ha vinto, per ora, la battaglia per la fetta di mercato a pagamento. YouTube ha stravinto la battaglia per i contenuti generati dagli utenti. La soluzione per i contenuti intermedi, professionali ma non destinati a quelle piattaforme, è la crossmedialità: in modo che i video siano accessibili su tutte le piattaforme possibili in modo che il pubblico li trovi nel modo più conveniente nel momento in cui le vuole vedere.
Wanna see weird? Wanna see near naked men slapping themselves on the back in the shower? Wanna see hot, near naked women hanging with The King?
Another celebrity. Another celebrity fondling their own hotness. Another celebrity fondling their own hotness and crooning for a brand
So if you’re a brand that makes navigation products but no one thinks of you when it comes to navigation, what do you do? You erect the world’s largest signpost and make it social.
Adobe’s Flash technology has been taking a beating lately. Apple still won’t support it on its upcoming iPad or its iPhone. Steve Jobs calls it buggy and crash-prone and dismisses Adobe as being lazy. Adobe is trying to fight the negative vibes emanating from Cupertino and elsewhere. It has already pointed out that it will be easy to convert Flash apps into iPad apps, and now CTO Kevin Lynch is weighing in to defend Flash.
Anything. People will do anything to get themselves into the Guinness Book of World Records. And brands will do anything to associate themselves with these people.
